Tutto è partito, come mi succede spesso, dalla voglia di provare. Dell'intelligenza artificiale generativa se ne parlava ovunque, ognuno aveva la sua opinione, e a un certo punto mi sono detto che l'unico modo per capire davvero cosa fosse, e soprattutto cosa potesse fare per il mio lavoro, era mettermi lì e usarla, senza aspettare che qualcuno me lo spiegasse.
Dalle prime chat ai primi script
All'inizio erano chat con ChatGPT e niente di più: le usavo per ragionare su un problema, per fare ricerca, per avere un secondo parere su un'idea che avevo in testa. Un po' come confrontarsi con un collega sempre disponibile, che però va ascoltato con attenzione, perché ogni tanto risponde con una sicurezza che non ha.
Da lì ai primi script il passo è stato breve. Piccoli strumenti per togliermi di dosso le operazioni ripetitive, quelle "tediose" che fanno parte del mestiere di sistemista e che nessuno ha voglia di fare a mano per la centesima volta. Poi gli script sono diventati progetti veri, ognuno con la sua cartella, la sua storia e le sue regole.
La svolta: Claude Code
La svolta vera è arrivata con Claude Code. Per chi non l'ha mai usato, la differenza rispetto a una chat è che lavora dentro le cartelle dei miei progetti, legge e scrive i file, lancia comandi, e soprattutto si può istruire.
Ho cominciato con le skill, procedure che gli insegnano a fare una certa cosa sempre nello stesso modo, poi sono arrivate le memorie, dove ogni progetto conserva quello che si è imparato lavorandoci, e infine le automazioni che fanno partire certe operazioni da sole al momento giusto. Ogni lavoro lasciava qualcosa che il lavoro successivo poteva usare, ed è questa la parte che mi ha preso di più: vedere crescere un sistema che si ricorda le cose, errori compresi, così da non ripeterli.
Poi sono arrivati i video di J.A.R.V.I.S.
Talos è nato quasi per gioco. Su TikTok mi capitavano i video di appassionati come me, e un po' nerd (lo ammetto senza problemi), che provavano a ricreare il proprio J.A.R.V.I.S., l'assistente di Tony Stark nei film di Iron Man, quello a cui si parla e che conosce tutto della casa e dell'officina. Guardandoli mi sono accorto che buona parte dei pezzi ce l'avevo già, sparsi nelle cartelle dei miei progetti, e che mancava solo qualcosa che li tenesse insieme.
All'inizio si chiamava Jarvis anche il mio, poi è diventato Talos. Da quel momento ogni giorno c'è stata una modifica, una correzione, una rivisitazione o una funzionalità nuova, e non tutte sono sopravvissute: la parola d'attivazione "Hey Jarvis", che sembrava il cuore della cosa, l'ho tolta dopo pochi giorni perché nella pratica era più d'intralcio che d'aiuto.
Oggi Talos è…
Oggi Talos è la sessione che coordina il mio lavoro, sempre accesa sul Mac. Gli dico su cosa voglio lavorare, a voce o scrivendo nella sua pagina di controllo, dal terminale, oppure dall'app sull'iPhone quando sono fuori ufficio, e lui apre il lavoro nel progetto giusto, già orientato con quello che serve sapere per partire.
Ogni progetto ha la sua memoria e le sue regole, e Talos le lascia dove sono: il suo compito è dirigere, il lavoro lo fanno le sessioni dedicate a ciascun progetto. Quando un lavoro finisce gli arriva l'esito e aggiorna da solo il registro delle attività, così non devo più ricordarmi di chiudere niente. Se una di quelle sessioni ha bisogno di una decisione che spetta a me, Talos me la gira e le porta la risposta.
La mattina mi fa il giro della giornata, con gli appuntamenti, le scadenze e le cose che aspettano una risposta da qualcuno. Mi segna gli appuntamenti in calendario, mi manda i promemoria per mail e, quando serve, scrive alle persone con cui lavoro, a nome suo e firmandosi Talos, ma solo dopo che ho letto la bozza e gli ho detto "invia".
Questa è la sua pagina di controllo, quella più vicina al J.A.R.V.I.S. dei video. Le parti con i dati miei e dei miei clienti le ho sfocate, ma si capisce com'è fatta: in alto a destra c'è la mappa della memoria, dove ogni punto è qualcosa che Talos ha imparato e le linee sono i collegamenti fra un progetto e l'altro.
Per dare un'idea concreta, proprio mentre scrivo questo articolo Talos sta sistemando una parte della mia contabilità che finora controllavo a mano. Gli ho spiegato cosa non funzionava, mi ha proposto una soluzione, io l'ho corretta dove non teneva conto di come lavoro davvero, e alla fine l'abbiamo decisa insieme. Nel frattempo una delle sessioni che ci lavoravano si è accorta da sola di un errore che sarebbe venuto fuori soltanto fra qualche mese, e l'ha corretto prima che facesse danni.
Supervisione, sicurezza e indipendenza
Tutto questo l'ho costruito con un'attenzione particolare alla supervisione, perché gli strumenti sono potenti ma commettono errori, a volte con una convinzione disarmante, e vanno istruiti prima di poterci contare. L'episodio della contabilità funziona proprio perché la decisione finale è rimasta mia. Ne avevo già scritto parlando di IA generativa come strumento: amplifica le competenze di chi la usa, e la responsabilità di quello che produce resta nostra.
Poi alla sicurezza, perché altrimenti le scelte fatte oggi diventano un possibile rischio domani. Un assistente che legge la posta, il calendario e le memorie di tutti i progetti è comodissimo, ed è anche un bersaglio, quindi ogni permesso che gli do lo penso come se un giorno qualcuno potesse provare ad abusarne. Sui server, per esempio, Talos di norma guarda e non tocca, e una mail non parte senza il mio via libera.
E infine all'indipendenza, che è la cosa a cui penso di più. Ho iniziato con ChatGPT, oggi uso principalmente Claude, domani non lo so. I disservizi ci sono già stati, e quando uno strumento diventa il tuo modo di lavorare non è semplice tornare indietro il giorno in cui non risponde o cambia le condizioni.
Ricordiamoci sempre che la conoscenza possiamo decidere di condividerla con i modelli che usiamo, ma non dobbiamo mai perderne la proprietà e il controllo, altrimenti diventiamo dipendenti da servizi che le aziende ci offrono a pagamento. Le memorie, le regole e le procedure di Talos sono file sul mio computer, scritti in modo che li possa leggere io prima ancora del modello.
E i modelli locali?
Per lo stesso motivo ho già fatto i primi test con i modelli locali, quelli che girano interamente sulla propria macchina, con Ollama e Qwen 3.5, per capire quanto fossi lontano da un Talos che funziona tutto in casa. Ho scoperto che la distanza, per ora, è ancora grande.
Per avere un contesto adeguato servono risorse hardware importanti: una macchina come un Mac Studio ben equipaggiato costa diverse migliaia di euro, consuma, e si ammortizzerebbe in anni, mentre i modelli crescono così in fretta che un modello locale di oggi probabilmente non reggerebbe il passo. Facendo due conti, oggi mi conviene far girare tutto con l'abbonamento a Claude, tenendo però pronta la strada per cambiare il giorno in cui i numeri cambieranno.
E per gli altri?
Talos oggi lavora per me, ma qualcuno mi ha già chiesto se potrebbe esistere anche per lui, e me lo sono chiesto anch'io più di una volta. È una strada che sto valutando, senza avere ancora tutte le risposte. Se l'idea ti incuriosisce, o se stai provando a fare qualcosa di simile per il tuo lavoro, mi fa piacere parlarne.
Come quando programmavo in BASIC
È un percorso estremamente stimolante, perché qui davvero non c'è limite alla creatività. Da bambino programmavo, poi ho fatto la mia strada fino a diventare un sistemista che i clienti stimano per l'etica, la trasparenza, la correttezza e la professionalità (e di questo vado fiero). Lavorare su Talos è un po' come tornare a quando, da bambino, godevo nel veder funzionare il piccolo programmino in BASIC che avevo appena scritto.
Oggi Talos è questo. E chissà cosa diventerà.
Se stai pensando a un assistente come Talos per il tuo lavoro, o vuoi solo confrontarti su come usare questi strumenti, scrivimi.
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